21 mag 2016

Steven Erikson - Il Dio Storpio [Voto 9.5/10]



NOTA: La versione recensita è quella inglese, intitolata The Crippled God. La traduzione italiana dovrebbe uscire verso fine 2016.

Nel momento in cui scrivo la recensione non è ancora uscita "La Polvere dei Sogni", quindi sarebbe inutile scrivere un commento che i lettori italiani non potrebbero leggere causa spoiler. Ho deciso quindi di parlare di TCG in generale e senza scendere nello specifico. Questa recensione va a integrarsi con quella di Dust of Dreams in quanto i due romanzi sono in realtà un unico, gigantesco tomo.  
Per essere sicuri di non incorrere in spoiler dovete aver letto almeno "Venti di Morte", il settimo romanzo della saga Malazan.



E ora le pagine di fronte a noi svaniscono.
Un'epoca è finita. Il libro deve essere chiuso.
Siamo abbandonati alla storia.
Alzate in alto un'ultima volta lo stendardo sbrindellato
del Caduto. Guardate attraverso il fumo
le macchie scure sul suo tessuto.
Questo è il sangue delle nostre vite, questo è
il pagamento per le nostre imprese, presto
dimenticate.
Non siamo mai stati quello che la gente potrebbe essere.
Siamo stati solo quello che siamo stati
Ricordateci




L'ultima pagina di The Crippled God riassume in modo poetico alcuni dei temi principali della saga. Essendo costretto a mantenere la promessa di non rivelare spoiler, aimhè, vi lascerò riflettere sul significato di questo parole. Forse una volta che il romanzo sarà pubblicato in Italia ritornerò a parlarne in modo approfondito. Mi piace questo finale non solo per quello che c'è scritto, ma soprattutto perchè I Giardini della Luna si aprono con un poema simile e TCG si chiude allo stesso modo. TCG riprende in mano molte parti dei Giardini, non solo della trama, e sorprende il lettore più attento includendole nel racconto, diecimila pagine dopo, portando circolarità alla saga, argomento molto caro a Erikson e al fantasy in generale. Un lettore novizio del libro nemmeno se ne accorgerà, almeno io nella maggior parte dei casi non ci ero arrivato, ma grazie al contributo dato dai veterani sul forum inglese sono saltate fuori delle cose folli. Questo è forse l'aspetto meno importante del romanzo, però è utile sottolinearlo per capire come lavora la mente deviata di Erikson. La prima volta che si nota questa tendenza è alla fine del primo capitolo, quando un Personaggio (notare la P maiuscola) sta facendo esattamente quello che faceva all'inizio dei Giardini. Chiaramente il contesto è diverso, il luogo è diverso, lo stesso personaggio è cambiato, ma fa la stessa cosa: guarda qualcosa dall'alto...

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La saga Malazan è complessa.
Alcuni nuovi lettori si chiedono se conviene prendere appunti durante la lettura. Ho sempre risposto di no, non serve, basta leggere con attenzione. Le parti non capite diventeranno chiare con una rilettura. La rilettura di TCG mi ha fatto capire che forse l'idea degli appunti tanto stupida non è. 
In questo romanzo praticamente tutti i personaggi principali della serie hanno il loro spazio. Il dramatis personae combinato di DOD e TCG raggiunge la fatidica cifra di 350 e nemmeno sono contati i personaggi che vengono solo menzionati senza comparire attivamente nella storia. La mia impressione è che Erikson abbia voluto citare tutti i suoi personaggi principali e secondari di tutti i libri precedenti, lasciando da parte solo le comparse. E' una sorta di omaggio ai nove libri precedenti e un ringraziamento ai fan più accaniti che l'hanno seguito fino alla fine.

Passando alla storia, abbiamo una super-trama principale che, sorpresa, ha a che fare con il Dio Storpio. Abbiamo una trama secondaria sugli Shake e una trama terziaria su Trake. 
Se andiamo ad analizzare la super-trama sul Dio Storpio ci sono quattro schieramenti principali che vogliono quattro cose diverse dal Caduto. Ogni schieramento ha al suo interno più di una fazione con le proprie idee su cosa è meglio fare e se scendiamo ancora più nel dettaglio, quasi ogni personaggio di questi gruppi ha obbiettivi diversi dai propri compagni.

E' un casino ordinato.

Ho solo grattato la superficie della complessità di TCG. Aggiungiamo che le tematiche come la compassione diventano parti integranti della trama, quindi consiglio di non saltare le parti più noiose pena un mancato apporto di emozioni e comprensione di ciò che sta avvenendo. Va detto che se in DOD le parti filosofiche erano ottime per conciliare il sonno, in TCG sono integrate alla perfezione con le motivazioni dei vari personaggi, rendendo la lettura molto più emozionante e soddisfacente. Non siamo ai livelli dei Segugi dell'Ombra, ma poco ci manca.

Come ciliegina sulla torta della complessità, almeno il 90% del romanzo si svolge in luoghi mai visti prima nella serie, nello specifico Kolanse per la trama del Dio Storpio e Kharkanas per quella degli Shake.

Se volete prendere appunti, dunque, fate bene. Io avrei voluto fare così per la rilettura, ma ancora una volta non ce l'ho fatta a fermarmi il tempo necessario a scrivere qualcosa, perchè siamo a livelli di epicità troppo elevati per staccare gli occhi dal romanzo se non per eventi eccezionali come apocalissi maya o invasioni aliene.

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Per descrivere le emozioni suscitate da TCG userò una metafora. 
Immaginate di trovarvi in un'immensa pianura. Di fronte a voi si erge una montagna alta duemila metri. Iniziando la lettura del libro iniziate la scalata della montagna. Non esistono sentieri battuti, dovrete arrampicarvi roccia per roccia, graffiandovi mani e ginocchia nel tentativo di non cadere nel vuoto. Le emozioni iniziano a farsi sentire, così come l'affanno dell'arrampicata. Ogni pagina che superate, ogni metro che scalate, diventa sempre più difficile proseguire. Se lo spossamento della scalata è dovuto alla stanchezza fisica, quello della lettura è dovuto all'eccesso di emozioni provate. Metro per metro, riuscite ad arrivare alla meta: la cima della montagna. Vi aspettate di trovare l'agognato finale, ciò per cui avete speso ore di lettura nei precedenti romanzi, altre scalate più o meno ripide. Ve lo siete meritato, avete perseverato e sudato, avete perso notti insonni. Ma adesso siete arrivati in vetta alla montagna. 
C'è una fitta nebbia a questa altitudine. Si sta diradando. Il vostro occhio cade sul numero di pagine ancora da leggere: 279. Oh no, no, no. La nebbia scompare e di fronte a voi, sulla vetta della montagna, si staglia un altro massiccio re di pietra alto duemila metri: ci sono ancora due capitoli da leggere. 

Qualsiasi libro di fiction ha un unico scopo: dare al lettore il maggior numero di emozioni possibili. Partendo dai romanzi rosa e arrivando agli splatter horror, l'obbiettivo dello scrittore è sempre e solo uno. 

Emozioni. 

Paura, rabbia, felicità, stupore, amore. Ne esistono tantissime e in infinite variazioni. Se un romanzo piace al lettore è perchè regala emozioni. Di solito il lettore o il recensore descrive queste emozioni come personaggi riusciti o una trama accattivante. Ma alla base ci sono le emozioni.

Per la prima volta nella mia carriera di lettore sono stato assalito da TROPPE emozioni. Il paragone con la scalata della montagna funziona alla perfezione per descrivere le sensazioni provate con TCG. Gran parte del libro equivale ad un immenso sforzo fisico fatto esclusivamente con la mente. Quando pensate di aver toccato l'apice delle emozioni provate, quando pensate di essere arrivati in vetta perchè mancano solo due capitoli, ecco che appare un'altra montagna alta quanto l'intero Libro Malazan dei Caduti, alta quanto tutti i romanzi precedenti e i 2/3 di TCG. In questi due capitoli è racchiusa l'intera epicità della saga e la sua forza nell'imporre le emozioni sul lettore. 

Conclusa la lettura del romanzo ero sfinito mentalmente come se avessi spostato pietre per una settimana di fila. Pensate che ero alla rilettura e mi ero già armato psicologicamente fin dalla partenza, indurendo le emozioni, sfidando Erikson a riprovarci sapendo questa volta a cosa andavo incontro. Sono arrivato più o meno indenne al capitolo 17 e lì sono (di nuovo) crollato. 

Fate attenzione alla trama degli Snake: Badalle, Saddic, Rutt e Held!

Nel capitolo 17 Erikson pugnala al cuore il lettore e si diverte a rigirare la lama nella ferita. Lo sapevo che quel momento stava per arrivare fin dalla prima parola di quel capitolo. E mi ha di nuovo ucciso. E' passata una settimana da quando ho finito il romanzo e scrivendo la recensione ho (di nuovo) gli occhi lucidi. 

Basta emozioni!

Non solo il capitolo 17, ma anche i successivi, tutte le volte in cui compaiono gli Snake devo smettere di leggere perchè impossibilitato fisicamente da qualcosa che mi offusca la vista. 

Mi difendo dicendo che non posso più pensarci per evitare spoiler. Vedete, penso a voi, non posso parlarne per non rivelare informazioni sulla trama. E non ne parlerò nemmeno nelle sezioni spoiler-free del forum per evitare di scalare ulteriori montagne.

Basta emozioni!

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Al voto di TCG manca un mezzo punto per arrivare alla perfezione e adesso vi spiego il perchè. Se dal punto di vista di trama e personaggi non c'è nulla da obbiettare, ho qualcosa da ridire su alcune parti inerenti la scrittura. Nello specifico:

1) In almeno due capitoli Erikson inizia a narrare nel presente quando l'azione più importante è già finita, mostrando le conseguenze della trama prima che avvengano, per poi tornare nel dettaglio su cosa è successo nel passato con un flashback. Un po' come accade all'inizio dei Giardini, in cui vediamo le conseguenze dell'assedio di Pale, per poi riviverlo in un flashback. Considerando che i due capitoli sotto esame di TCG sono molto importanti ed emozionanti, secondo me è una scelta sbagliata dell'autore perchè per avere il massimo impatto emotivo avrebbe dovuto procedere come fa di solito, mostrando le azioni in ordine cronologico.

2) E' noto che Erikson ha la tendenza ad iniziare una nuova scena senza dichiarare subito il nome del personaggio punto di vista. Nei libri precedenti questa tecnica è tenuta sotto controllo e usata solo per massimizzare l'impatto emotivo di qualche personaggio che da lungo tempo non aveva più trattato o a cui erano successe cose particolari. In questi casi la tecnica funziona a meraviglia con rivelazioni tardive su chi è il protagonista della scena. In TCG questa tecnica è portata all'estremo e usata molte volte in tutti i capitoli. Ora, come ho detto esistono eccezioni per sfruttarla alla grande e in passato Erikson non ne ha mai abusato, ma in TCG è praticamente la regola iniziare una scena senza dire chi è il personaggio principale per molto tempo, se non addirittura nell'ultima riga di tale scena. Alla lunga diventa frustrante perchè in quasi tutti i casi non si sente il bisogno di procedere in modo così misterioso e se consideriamo la non indifferente complessità del libro, tutto ciò aumenta la difficoltà di lettura senza una plausibile spiegazione. Ci sono vari motivi per scrivere subito il nome del personaggio protagonista della scena, non ultimo il fatto che il lettore ha tempo di ricordarsi dove e quando lo ha visto l'ultima volta, i suoi obbiettivi e la sua personalità. In altre saghe non è molto importante perchè i personaggi sono limitati, ma in Malazan e in particolare in TCG dove ce ne sono centinaia, è una complicazione inutile che quasi sempre non aggiunge nulla di più dalla scena. E' una tecnica che va usata con parsimonia per funzionare, come ha fatto Erikson in passato, ma in TCG ne ha abusato.

3) Il personaggio di Blistig. Sappiamo che è "particolare" e a molti nemmeno piacerà, ma io lo trovo un'aggiunta obbligata e intelligente per dare una dimensione realistica alla missione dei Bonehunters. C'è una scena in cui Erikson va "fuori dal personaggio", in cui fa dire cose a Blistig che non appartengono a lui. In pratica abbiamo una reazione di Blistig che non gli appartiene. Credo sia l'unica volta nell'intera saga che Erikson sbaglia ad interpretare un personaggio, di solito ci sono valide motivazione per tutto quello che i personaggi fanno o dicono, anche se alla prima lettura può non sembrare così.

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La conclusione del Libro Malazan dei Caduti è eccellente e conferma tutte le alte aspettative che avevo per il romanzo. E' il libro più complesso dell'intero ciclo e già gli altri non erano semplici. Ha alcune pecche nella scrittura, ma sono comunque cosette da poco di fronte all'epicità dell'opera e un nuovo lettore probabilmente nemmeno se ne accorgerà.

Restano molti misteri irrisolti, ma se siete arrivati fino a qui avete capito come funziona la saga e non vi aspetterete risposte chiare su tutto. Piaccia o meno è una delle caratteristiche principali di Malazan e bisogna conviverci se volete leggerla. Io la trovo una scelta molto intelligente: più è grande il mistero e più grande sarà la delusione nel vederlo rivelato, perchè il lettore si aspetterà sempre di più di quello che lo scrittore più dare. Vedere "Lost" per capire cosa intendo.

DOD e TCG andrebbero letti uno dopo l'altro in rapida successione, senza lasciare passare troppo tempo. Tutto il nono romanzo e circa metà di TCG sono una gigantesca preparazione alla mega-convergenza finale. Applicando questo metodo di lettura si può rivalutare di molto DOD perchè come ho scritto nella recensione è un romanzo che non può stare da solo, non avendo il classico arco narrativo in tre atti.

Se vogliamo spingerci ancora più in la, in realtà gli ultimi tre romanzi andrebbero letti insieme perchè formano il finale della saga. Alla prima lettura i Segugi dell'Ombra mi era sembrato più distaccato dagli eventi di DOD/TCG, quasi inutile ai fini della mega trama principale riguardante il Dio Storpio. Invece le connessioni sono parecchie non soltanto a livello di trama, ma anche a livello di tematiche. Come ho scritto sopra la filosofia diventa molto importante negli ultimi tre romanzi e anche se in alcuni casi noiosa, vanno lette tutte le parti del libro per capirlo fino in fondo.

TCG è l'epicità fatta romanzo, un concentrato di emozioni come mai avevo provato in vita mia. Tutto il libro è permeato da un senso di malinconia, quasi a sottolineare il fatto che siamo alla storia finale dei Caduti. Finito TCG l'unica cosa che resta da fare è iniziare da capo la lettura della saga e stimare ancora di più Erikson per aver creato una serie così incredibile.

Capolavoro.


4 commenti:

  1. Sembra una cosa banale, ma hai fatto bene a far notare che non bisogna saltare dei brani: ci sono dei lettori che, perché si parla di religione, filosofia, denuncia sociale, saltano degli interi brani perché non gli piacciono questi argomenti e li reputano noiosi. E poi giudicano male il romanzo perché non l'hanno capito; ma la colpa non è del romanzo che è fatto male, bensì loro. Tanti però questo non lo capiscono.

    Sull'appunto che fai a Erikson sulla tendenza ad iniziare una nuova scena senza dichiarare subito il nome del personaggio punto di vista, è vero: ne fa largo uso ed è una cosa che non andrebbe usata tanto spesso. A Erikson non piace dare la "pappa pronta" e questa tecnica si confà al suo modo di lavorare. Modo di lavorare che può utilizzare perché è uno scrittore estero. Se fosse italiano non gli sarebbe concesso farlo, dato che la maggior parte delll'editoria italiana considera questo modo di fare uno sbaglio, perché non bisogna far pensare il lettore, ma dargli tutto pronto e chiaro. Inutile aggiungere che il modo di fare italiano è fallimentare e ha portato i risultati ben conosciuti soprattutto nell'ambito del fantasy.

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  2. Il setup in Erikson è molto importante. La filosofia sembra spesso noiosa, ma ripaga leggerla alla lunga perchè fa capire il perchè di molte azioni e di conseguenza porta più emozioni ai finali.

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    1. Dà inoltre maggior spessore e profondità alla storia e fa elevare il fantasy a una lettura di primordine e non solo quella lettura che i più reputano come qualcosa di banale e superficiale.
      Una cosa è certa di Erkson: ci mette il suo tempo a preparare il terreno, ma poi il lettore ne viene ripagato e in modo molto soddisfacente, senza rimanerne deluso.

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  3. ho appena iniziato il romanzo e sei comunque riuscito ad entusiasmarmi... tra l'altro ho trovato DOD stupendo... quindi figuriamoci con questo....

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